Da due a tre. La gelosia del bambino

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Da due a tre. La gelosia del bambino

“Due scatole di cartone, abbastanza grandi per starci dentro, abbastanza grandi per nascondersi. Uto e Leo le portano ogni giorno su, sulla collina. Certe volte sono re, soldati di ventura, astronauti. Certe volte sono pirati che solcano cieli e mari in tempesta. Ma sempre, sempre sono Grandi Amici. Navigano, corrono, saltano, volano, chiacchierano e ridono, lui e Leo, stanno in silenzio, osservano i movimenti nella valle, si sentono grandi come Re dei Giganti. A Uto piace questo ritmo a due”.

Così inizia questo libro, con due piccolini che affrontano e scoprono l’avventura e le bellezze del mondo e che, per questo, iniziano a sentirsi grandi e autonomi. Una situazione edenica, perfetta e sospesa.

Ma un giorno, lassù sul piccolo colle, arriva, titubante un loro coetaneo. Si chiama Samu e da giorni ne segue i movimenti, li osserva e, finalmente, trova il coraggio di chiedere se può unirsi a loro. Leo non ha esitazioni nel rispondere positivamente alla richiesta, accogliendolo con gioia e curiosità. Uto, però, si sente strano, a disagio: inizia a giocare da solo, a starsene in disparte finché, rabbioso, si chiude in casa, distrugge il suo magico scatolone di cartone e non risponde più agli inviti del suo caro amico Leo.

Eppure la collina gli manca e si sente solo. Finché un giorno Leo e Samu si presentano dinanzi a casa sua con un’ enorme “macchina” di cartone montata su ruote e coloratissima, decorata con aquiloni, rumorosi barattoli e tante altre sorprese (compresa la limonata e i biscotti). Uto apre la porta…di casa, rimasta chiusa per tanto tempo, e così finalmente può nascere un nuovo equilibrio in cui Uto trova il suo posto, in cui Uto può dire “mi piace questo ritmo a tre”.

Un racconto semplice, dal titolo ‘ Sulla collina’, ma che mette al centro grandi temi: il valore dell’amicizia e della condivisione nelle sue varie sfumature e, ancora, la gelosia, l’invidia, l’inadeguatezza. Il gioco, la fantasia e la creatività ma anche il superamento, non facile, di una relazione esclusiva a due.
Spesso sottovalutiamo o trattiamo con ironia le emozioni e i sentimenti dei bambini, come se fossero qualcosa di “poco serio” rispetto a ciò che si sperimenta da adulti.
La gelosia, come quella che Uto prova e che lo spinge a stare in casa, chiudendo il mondo fuori, è un’esperienza importante e densa di significato; il sentimento che il bambino prova rappresenta un segnale di allarme nei confronti del pericolo, non importa se reale o immaginario, di poter perdere una persona affettivamente importante, senza la quale il mondo sarebbe più povero. Uto, come tanti altri bambini, affronta un’esperienza complessa di riorganizzazione del suo mondo interno, del suo rapporto un tempo esclusivo con una figura affettivamente importante. Esperienza che il bambino vive anche con la nascita di un fratello/sorella. In questa situazione il primogenito si vede spodestato dalla sua posizione di figlio fino a quel momento unico, e costretto a condividere le attenzioni dei genitori e del resto della famiglia con il nuovo nato. Dinanzi ad un evento del genere, alcuni bambini possono reagire con movimenti regressivi (fenomeno dell’enuresi, cioè il bambino riprende a fare la pipì a letto anche se da tempo ha imparato a controllarsi), oppure altri bambini possono manifestare la loro sofferenza con comportamenti aggressivi. Ma se compreso, aiutato e accompagnato in questa esperienza, il bambino può maturare nuovi aspetti di sé. La gelosia, quindi, si rivela anche come un’occasione di sviluppo e di crescita, che consente al bambino di percepire le proprie differenze rispetto agli altri, di sviluppare la fiducia, la tolleranza, l’adattabilità, la curiosità, la creatività. Una palestra, dunque, dove scoprire nuovi ritmi, non più solo a due, a cui lasciarsi andare…

 

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